1° maggio 1941:
Le monache Benedettine giungono a Viboldone
Quel primo maggio… il filo della tradizione monastica, iniziato con l’ordine degli Umiliati, proseguito dai monaci Olivetani e interrotto con la soppressione del monastero nel 1773 da parte di Maria Teresa d’Austria, viene riallacciato.
Le radici monastiche di Viboldone che erano ancora custodite nella terra, nei muri, nell’aria del borgo, riprendono vita grazie a un gruppo di monache benedettine ”poverissime e liete” giunte a Viboldone “con pochissime cose e con grande speranza, in un tempo di guerra e di desolazione (Card. Martini)”
Il Card. Ildefonso Schuster, Monaco benedettino e Arcivescovo di Milano, guiderà i primi passi della Comunità nel suo difficile insediamento.
un monastero alle porte della città… non così distante
dal nucleo urbano da risultare irraggiungibile,
non così accostato
da potersi assimilare a elemento della coreografia cittadina,
eppure profondamente solidale
con l’avventura della città nel bene e nel male
nella ricerca di orizzonti più vasti delle mura perimetrali e nella sue inquietudini:
fino agli esiti dell’inquinamento dei canali irrigui, divenuti scolo della città…
…una provocazione
anche con la vergogna per non riuscire a testimoniare
la bellezza e la forza di salvezza delle beatitudini,
anche così
una comunità monastica può essere una provocazione,
non perché è esemplare,
ma perché, in modo paradossale, con la sua vergogna, rimanda all’Evangelo,
rimane sotto la sua luce
e silenziosamente l’addita.