SIGNORA
DI SILENZI E DI MARCITE 1993, Associazione Amici dell'Abbazia; pp.
64
27 acquarelli sull'Abbazia di Aldo Gasparini
con epigrafi poetiche a essi ispirate di Luisito Bianchi
"Mia abbazia,
parole di pietra
tratte con acqua e fuoco dalla terra
per stemperare Parola svelata
che tutte assomma di misericordia"
un piccolo frammento tratto da un delicatissimo
volume "Signora di Silenzi e di marcite",
del vasto e originale mondo poetico di don Luisito
Bianchi, che nella Abbazia di Viboldone ha gettato
il grande seme della sua nobile intelligenza
e il forte amore del suo cuore, uniti insieme
da una fede che, ogni volta, si fa mistero e
speranza.
In questo volume (…) spiccano gli acquarelli
di Aldo Gasparini.
Un volume che si fa amare, subito,
per la sua leggerezza e per la sua intensità
spirituale, per quei "silenzi incantati delle
pietre" qui appena definiti, per quelle "preghiere
in fessure di pietre / ancora calde di fuochi già
spenti" che accompagnano l'uomo errante alla
ricerca di qualche cosa, per quel "fuoco nascosto
nelle rosse pietre / come sotto la neve il pane atteso
/ mentre la luna ride al gelso adunco / raggi di rimandate
primavere" che sembra di rintracciare ad ogni
immagine…
E, infine, la "speranza affondi nella notte /
sui dormienti, o mia scolta vigilante": così,
tra "patti / di pace fra marcite scivolose /
e leggerezza di grazia", il canto raggiunge la
coscienza, gettando in tutti il desiderio di rinnovare
"l'atteso consenso / di suggere bellezza dalle
pietre", per dare, agli animi soli e stanchi,una
nuova "consolazione" (la parola magica che
esce da questi disegni di una sublime bellezza e da
questi versi, che raccolgono "espresse bellezze",
in tessuto di nobile dignità umana…)
( Angelo Rescagli, su “La Vita Cattolica”
del 28 luglio 1995)
Poesie Rossi mosaici d'ore riflesse
sull'inseguirsi dei giorni usuali
mi vieni incontro materna abbazia
signora di silenzi e di marcite.
Come la nuda parete al morente
la verità rivela della vita
per poi ritrarsi in scrigni di silenzi,
così dalle tue pietre il campanile
fora l'ultimo sguardo sulla strada
fra le piane svelando il vero senso
della tua esistenza secolare:
lotta mirabile al notturno guado
che già annunzia il focato crepuscolo.
Fuoco nascosto nelle rosse pietre
come sotto la neve il pane atteso
mentre la luna ride al gelso adunco
raggi di rimandate primavere:
così speranza effondi nella
notte
sui dormienti, o mia scolta vigilante.
Riservi a vespro la veste di sposa
dal bordo d'oro all'ultimo colloquio
coi coppi di cascina mentre invocano
pazienti il frullo dell'ultimo passero;
così disveli agli ultimi lo scrigno
del tuo tesoro come in evangelici
annunzi.
E poi, pareggiando il respiro
sui silenzi incantati delle pietre,
tua bellezza a se stessa soprintende.
Questo accadde
e non sanno come, i passeri;
ma noi sì, che a miracoli di fionde
pensiamo e a levità su gorghi infidi:
murale e antemurale ti protessero
gli occhi che un ultimo lampo di rosso
ebbero in sorte con l'ultimo fiato
ed ancora ti s'ergono a difesa
disarmato in vastissima pianura